Comunicato stampa
Dopo anni dal decreto Clini-Passera, che impone di trovare alternative per evitare il passaggio delle grandi navi nel bacino di San Marco, dopo un referendum autogestito (18.000 NO) dopo convegni, studi, mobilitazioni sociali, che hanno ampiamente coinvolto l’opinione pubblica nazionale e mondiale, il prossimo martedì 7 novembre è convocato il cosiddetto Comitatone per decidere, probabilmente con una delibera finale, quale sarà l’alternativa alla situazione esistente non più procrastinabile.
Potrebbe venir scelto di far entrare le navi da Alberoni e, per il canale dei petroli, portarle a Marghera o Fusina. Scavando poi un grande bacino d’evoluzione e l’intero canale Vittorio Emanuele e farle arrivare come ora in Marittima. Attrezzare a Marghera l’accoglienza per quelle ancora maggiori o in sovrannumero alla Marittima con le necessarie trasformazione delle zone industriali, preziose per il rilancio produttivo e occupazionale, in zone di accoglienza turistica.
Non esiste alcun progetto per realizzare queste colossali trasformazioni logistiche e ambientali. Una delibera finale del Comitatone permetterà però di stanziare le risorse finanziarie per avviare un processo trasformativo che difficilmente potrà essere modificato. Se così fosse, la tragica corruttela del MoSE non avrebbe insegnato nulla: si decide “politicamente” un intervento, lo si avvia senza alcuna preventiva verifica, che norme e leggi impongono e, senza alcuna strategia complessiva, forti solo di un’idea, si stanziano fondi destinati inevitabilmente a crescere in corso d’opera.
Oggi non esiste più la Legge Obiettivo che permetteva infinite deroghe. L’on. Del Rio, che presiederà il Comitatone, è tenuto al rispetto delle Leggi Speciali e dei Piani vigenti che prescrivono principalmente il riequilibrio idrogeologico della laguna e il suo recupero morfologico per evitare soprattutto l’erosione che la sta trasformando in un braccio di mare con distruttive conseguenze per Venezia e i centri abitati.
A Marghera, dove da anni si vive una profonda crisi produttiva e occupazionale, non si possono attuare trasformazioni a ridosso di importanti insediamenti produttivi (Bioraffineria, Pilkington, Simar, Fincantieri, Ilva). Trasformare le aree da industriali a turistico-commerciali, metterebbe a rischio anche i 7.000 lavoratori oggi occupati. Di fatto sarebbe solo un incentivo al turismo che, con i nuovi grandi alberghi di Mestre, incrementerà con migliaia di nuove presenze i 35 milioni di visitatori che già asfissiano la città.
Negli ultimi 12 anni sono stati già investiti 410,5 milioni per il rilancio produttivo del Polo Industriale (226 per scavi, 184,5 per infrastrutture) e il recente Decreto sulle aree di crisi sembrava aprire nuove possibilità aggiuntive. La trasformazione turistica delle aree vanificherebbe tutto ciò.
Non è possibile caricare il Canale dei Petroli di altre 1000 navi turistiche all’anno facendole poi costeggiare anche i pericolosi serbatoi di petrolio dell’ENI. Già nel 2013, l’Autorità Portuale calcolava al 33% la conseguente diminuzione delle attività nel porto commerciale. Inoltre, nel 2014, annunciava che 15 attività presenti nell’area industriale erano “a rischio rilevante”. Se il traffico nel canale divenisse turistico-commerciale, le attività che oggi insistono sull’area dovrebbero chiudere con la perdita di 2.200 posti di lavoro.
L’unica possibilità per una compatibilità dei passaggi, della quale non si parla mai, sarà il raddoppio del Canale dei Petroli (dai 60 metri attuali di larghezza a 100) fiancheggiandolo con argini-scogliera lunghi 7,5 km che divideranno definitivamente la laguna in due parti. Il progetto, depositato dal 2013 nella Commissione di salvaguardia, è solo in attesa di recupero. L’ampliamento comporterà uno scavo mastodontico che si sommerà ai 5-7 milioni di mc. derivanti dalla formazione del bacino di evoluzione a Marghera e dallo scavo del Canale Vittorio Emanuele fino alla Marittima.
In un quadro così complesso il prossimo Comitatone non potrà deliberare solo politicamente. Sarà invece necessario indicare una strategia che, passando per la formazione del Piano Regolatore Portuale (in sintonia col Piano di Assetto Territoriale Comunale dove tutti i soggetti saranno ascoltati), sia valida per i prossimi 100 anni. Le Leggi Speciali per Venezia e i Piani vigenti prescrivono come obiettivi principali: il “riequilibrio idrogeologico della laguna”, “l’arresto e l’inversione del processo di degrado del bacino lagunare con l’eliminazione delle cause che lo hanno provocato”, “l’innalzamento dei fondali alle bocche di porto e dei maggiori canali di navigazione”.
Per tutto questo le “Grandi Navi”, dovranno stare al di fuori della laguna e l’attuale Marittima dovrà rimanere per l’attività portuale compatibile col bacino lagunare.
Il Comitatone dovrà esprimere una strategia complessiva per i traffici portuali interni ed esterni alla laguna, con essa compatibili e che aiutino Venezia, ripopolandosi ad uscire dal “gorgo” turistico, e Marghera a riprendere la sua capacità produttiva per la quale è già quanto mai infrastrutturata
Il video della conferenza stampa:
RispondiEliminahttps://www.youtube.com/watch?v=afpiO4H3F5c&sns=em